martedì 21 maggio 2013

Agli Uffizi con Correggio in attesa del Parmigianino, del Giorgione e di Tiziano


Aprono alla Galleria degli Uffizi due nuove sale. Le opere di restauro vanno lentamente avanti e passo dopo passo alcuni risultati cominciano ad arrivare. Gli Uffizi si sa, sono patrimonio dell'umanità e questo non fa sconti a chi può credere che possano appartenere ad una sola cerchia di persone, di personaggi o dei politici di turno. Quindi, anche se avremmo preferito un risultato diverso sulla tempistica dei lavori, apprezziamo il lavoro finora svolto.
Le sale che sono state allestite sono la numero 68 e la numero 71. La prima è dedicata alla pittura romana della prima metà del Cinquecento e la seconda ospita i dipinti del Correggio.

Le due sale sono state allestite al piano nobile dell'ala di Ponente. Sono state dipinte di bianco con degli inserti mobili color rosso, come quelli delle "Sale rosse" dedicate alla pittura del XVI secolo, che si differenziano dalle cosiddette "Sale blu", delle quali abbiamo parlato qui, annunciate i inaugurate nel 2011 all'interno del progetto dei "Grandi Uffizi".
Altre sale verranno prossimamente aperte al primo piano e sono quelle dedicate alle opere di Parmigianino, di Giorgione e di Tiziano.

giovedì 16 maggio 2013

La nascita dell'Opera Lirica

Prima di citare il giorno esatto in cui l'Opera Lirica ebbe luogo per la prima volta in assoluto, dobbiamo certamente premettere che l'evoluzione negli anni di questo bellissimo spaccato dell'arte canora e teatrale è stato pressochè immutato. Sono cambiate le musiche, gli stumenti e le sceneggiature, ma l'originale rappresentazione delle tragedie greche, nate con la "Camerata de' Bardi" (dal conte Giovanni de' Bardi) era quello di ricostituirne l'"habitat" naturale.
Nel "Dialogo della musica antica e moderna" di Vincenzo Galilei, padre del più famoso figlio Galileo, venne espressa la Divina Commedia, messa in pratica cantandone la poesia del Conte Ugolino.
Ma il 6 ottobre 1600, in una sala di Palazzo Pitti, Jacopo Peri, artista contemporaneo, in occasione delle nozze del re Enrico IV di Francia con Maria de’ Medici, presentò “L’Euridice” nel cosiddetto “Stile Rappresentativo”.
Volendosi attenere all'opera data alla stampa, “L’Euridice” di Jacopo Peri, fu pubblicata il 6 febbraio 1601 su un libretto di Ottavio Rinuccini, viene preceduta da un’altra “L’Euridice” di un grande musicista laziale, Giulio Caccini (1571 - 1618), basata sullo stesso libretto, che fece stampare la sua “favola musicale” il 20 dicembre 1600, anche se poi fu rappresentata, per la prima volta, quasi due anni dopo, il 5 dicembre 1602, sempre a Palazzo Pitti.
Nelle pagine introduttive della raccolta di madrigali e di arie “Le Nuove Musiche”, edito a Firenze nel 1602, Caccini espone chiaramente il suo ritorno a un canto monodico, più comprensibile, maggiormente consono alle nuove necessità artistiche del primo Seicento.
Il canto prima di tutto.
Le prime rappresentazioni di queste opere avvengono per mani di grandi compositori dell'epoca, per iniziativa e magneicenza della famiglia Bardi, fiorentina e rappresentate in un palazzo, quello de' Pitti che non lascia scampo alla paternità fiorentina del'origine dell'opera lirica.
Per onestà intellettuale voglio citare anche un'altra possibilità che alcuni portano come tesi assoluta, quella del 24 febbraio 1607. Alla corte di Mantova Claudio Monteverdi presentò in quella data "L'Orfeo", la sua "favola in musica" su libretto di Alessandro Striggio figlio. Ma come avete letto in precedenza, per risalire alle origini di questo genere musicale, bisogna tornare indietro nel tempo di sette anni, a Palazzo Pitti, ai Bardi, a Firenze!

lunedì 6 maggio 2013

Le Grandi Meridiane Fiorentine

Il 20 giugno dell'anno 2007 venne inaugurata ufficialmente la meridiana collocata sul piazzale antistante l'attuale Museo Galileo in Piazza dei Giudici. Misurare il tempo è sempre stato e ritenuto necessario dall'uomo. In passato la meridiana aveva una funzione fondamentale per la vita cittadina, per incontri, commercio ecc...
Il Museo della Scienza ha proposto una mostra "La linea del sole. Le grandi meridiane fiorentine". Bellissime riproduzioni di meridiane che si trovano in tutta la città. Quella del Battistero di San Giovanni, quella di Santa Maria del Fiore, Santa Maria Novella e la Specola.
Nella foto la meridiana in Piazza Signoria della quale ho parlato qui.

giovedì 2 maggio 2013

I parenti di Michelangelo

La Basilica di Santa Croce divenne il cimitero della famiglia del Buonarroti. Negli ultimi tempi, senza nessun tipo di indagine invasiva, sono emerse fondate ipotesi sul fatto che molti dei parenti del Buonarroti possano essere stati sepolti all'interno della Basilica di Santa Croce in Firenze.
L'eterno riposo, così eccellente, sarebbe stato previsto per ben 65 parenti del genio artistico, tra avi e discendenti. La maggior parte dei parenti di Michelangelo sarebbero morti in età giovane o giovanissima a causa di malattie.
Una scoperta a dir poco eccezionale, vista la levatura del maestro scultore conosciuto in tutto il mondo, avvenuta facendo un accurato studio dei registri dei morti della Basilica, nei quali sono registrati i nominativi delle sepolture con anche le annotazioni risalenti all'epoca michelangiolesca.
Già Benedetto Varchi ricordava questa possibilità quando il nipote di Michelangelo, Leonardo (notare la fantasia dell'epoca sui nomi di battesimo) Buonarroti aveva "cautamente cavato il corpo di Roma e, come fussi una mercatanzia, inviatolo alla patria in una balla" e che la cassa doveva essere "scaricata a Santa Croce, dove tutti li antenati di Michelagnolo si riposano".
Insieme a Michelangelo, dal 1400 al 1858, saranno oltre sessanta gli antenati e i discendenti dell’artista che sono sepolti in Santa Croce.
E brava la famiglia Buonarroti!!!

lunedì 15 aprile 2013

Il Tabernacolo dell'Arte dei Corazzai e Spadai

La Chiesa di Orsanmichele, si sa, è le chiesa delle Arti. Era abitudine e costume che ogni Arte, sia Maggiore che Minore, acquisisse una cripta per poterne fare un tabernacolo simbolo della propria attività.
Nel corso dell'anno 2012, uno di questi tabernacoli ha visto una "resurrezione" alquanto meritata. E' quello dell’Arte dei Corazzai e Spadai, eseguito da Donatello.
Il Tabernacolo ha al suo interno una statua di San Giorgio, che è stata restaurata magistralmente dall'opificio delle Pietre Dure, come tutta la struttura tabernacolare in marmo bianc.
L'Arte dei Corazzai e Spadai era un'arte Minore di Firenze. I componenti si distinguevano perchè fabbricanti di oggetti in metallo, armature, spade. I corazzai scelsero come protettore San Giorgio raffigurato nella statua che fu commissionata ad un giovane artista ancora poco famoso; Donatello.
La statua fu realizzata tra il 1415 e il 1417. Anche il Vasari nelle "Vite" ne elogiò il lavoro e la fattura.
Il lavoro dei Corrazzai era molto apprezzato. Ingenti erano le commissioni, i conflitti si riproponevano frequentemente e gli eserciti cambiavano spesso le loro componenti militari. Come tutte le attività commerciali, anche il lavoro di questa arte era controllato dalle autorità cittadine. Erano stabiliti anche come dovessero essere realizzate le armature, la lega dell'acciaio, la grandezza e lo spessore delle corazze e delle spade. Gli affari andavano a gonfie vele e alcune delle famiglie più importanti di Firenze erano iscritte a questa arte, come i Peruzzi e gli Acciaioli.

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domenica 7 aprile 2013

Pieraccini, il Sindaco della Liberazione

Gaetano Pieraccini
Quante volte abbiamo percorso lo stradone che costeggia il complesso dell'Ospedale di Careggi, vuoi per motivi di studio universitario oppure perché è la strada che porta all'Ospedale Mayer. Ebbene quello è il Viale che la toponomastica cittadina ha dedicato al primo sindaco di Firenze del dopoguerra, Gaetano Pieraccini.
E' stato sindaco a cavallo degli anni di liberazione dal 1944 al 1946 ed era un medico.
Rimase orfano a soli sei anni, ma riuscì comunque a intraprendere gli studi e a laurearsi in medicina nel 1888 proprio a Firenze nell'allora Istituto Superiore di Scienze Sociali. Dopo un periodo di studi all'estero rientra a Firenze dove comincia ad esercitare la professione medica nell'ospedale di Santa Maria Nuova dal 1893.
Comincia a svolgere una sempre più intensa attività politica all'interno del movimento socialista.
Diventato primario dell'ospedale di Santa Maria Nuova, si presentò alle elezioni del 1900 ma non fu eletto. Poi 1909 venne eletto parlamentare. Dopo un periodo nel Consiglio comunale e provinciale di Firenze, nel 1918 viene chiamato a far parte dell'Ufficio Internazionale del Lavoro di Ginevra. Nel 1921 viene eletto deputato nelle file del PSI e l'anno seguente aderisce al partito socialista unitario.
Il fascismo lo osteggia duramente sia politicamente che professionalmente. Viene allontanato dalla carica di primario del suo ospedale, poi gli viene impedito di insegnare nelle sue facoltà.
Il 22 agosto 1943, dopo la caduta del fascismo, nel suo appartamento si ricostituirà la sezione fiorentina del PSI e il 1º ottobre dell'anno seguente, dopo la liberazione della città, viene eletto sindaco di Firenze, carica che manterrà per oltre due anni.
Nel 1954, in occasione del decennale dalla liberazione di Firenze, fu invitato sul palco di piazza della Signoria insieme ai suoi successori alla carica di sindaco: Mario Fabiani e Giorgio La Pira.
Pieraccini muore il 13 aprile 1957, nella sua abitazione di via Cavour, 8 a Firenze.

mercoledì 3 aprile 2013

Massimo Ricci e il genio della Cupola

Massimo Ricci è forse il maggior esperto e studioso della Cupola del Brunelleschi. Professore all'Università di Firenze ha spiegato molte volte su pubblicazioni e conferenze il segreto costruttivo e realizzato insieme alla scuola Edile di Firenze un modello a scala ridotta della stessa Cupola utilizzando la stessa tecnica.
Il segreto quindi è che Brunelleschi progettò la costruzione disponendo i mattoni a spina di pesce.
In passato qualcuno ipotizzò che la cupola avesse al suo interno un'intelaiatura metallica, ne avevamo parlato nel post  "Il cemento armato del Brunelleschi" ma Ricci ci spiega che non è così.
Il sistema utilizzato fu quello di una serie di corde fissate sulla concoide che permettevano al progettista di individuare con estrema facilità la posizione, la collocazione e l'angolo di posizionamento di ogni singolo mattone.
Ma sappiamo che il Brunelleschi era geloso del proprio lavoro. Fece un piccolo scherzetto ai posteri rigando appositamente la parte dei mattoni che rimaneva a vista per far credere che fossero disposti longitudinalmente invece che lateralmente. Fu un sistema, quello costruttivo mai riprodotto nella storia e unico al mondo.
Massimo Ricci parte da un documento fondamentale e molto antico, unico documento rimasto dall'epoca della costruzione della Cupola, avviata nel 1425: la pergamena di Giovanni di Gherardo da Prato. Brunelleschi, si desume dagli studi di Massimo Ricci, era un depistatore. Era un grande artista e architetto, ci ha lasciato opere uniche e mai viste sulla terra. Amava confondere, era geloso delle sue tecniche.
Ricci ha usato anche la tecnologia nei suoi oltre 40 anni di studi. Ha registrato con l'ausilio di una microsonda inserita tra mattone e mattone un film endoscopico sulla Cupola di Santa Maria del Fiore.
Dice ricci: "Nel corso dei secoli, il segreto della costruzione è stato nascosto con uno stratagemma consistito nell'esporre a vista mattoni disposti in modo diverso da quello da lui utilizzato, in modo da mandare fuori strada tutti coloro che, osservandoli, cercassero di utilizzare la loro sistemazione come base per arrivare alla tecnica adoperata".
Oltre a queste indagini sono stati studiati anche i modellini in legno a scala ridotta delle tre gru usate da Brunelleschi per edificare la Cupola e quello della barca con la quale venivano trasportati i mattoni sull'arno. I modellini furono realizzati dagli studenti dell'Università di Harvard su disegni dello stesso Ricci. E' una nave a elica, il primo esempio di utilizzo di elica utilizzato per muovere un mezzo di trasporto.
Brunelleschi la costruì da solo e spese proprie e ottenne dalla signoria che ogni imitazione fosse completamente distrutta. Un'opera incredibile non sufficientemente conosciuta.
Al Parco dell'Anconella, con l'ausilio di alcuni studenti, nel corso degli anni è stato ricostruito in scala un modello reale della cupola. Sotto la supervisione di Ricci, sono nuovamente iniziati i lavori. Ecco alcune foto del cantiere studio.

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mercoledì 27 marzo 2013

Lo Scoppio del Carro - Programma 2013

Già dal 2012 la cerimonia religiosa dello Scoppio del Carro ha subito una variazione ritornando a svolgere la benedizione del fuoco il giorno del Sabato santo. La manifestazione si svolgerà in due giornate: il Sabato con l'accensione del fuoco e alla domenica mattina, giorno di Pasqua, alle 10:00 il sorteggio delle sfide di Calcio Storico e alle 11:00 lo Scoppio del Carro:
La manifestazione sarà trasmessa in diretta televisiva.

La monografia sulla manifestazione, in libreria



Scoppio del Carro  2013

SABATO 30 MARZO 2013
ore 21.20   -  una rappresentanza del Corteo della Repubblica Fiorentina, partirà dal Palagio di Parte Guelfa, Porta Rossa, Por S. Maria, via Vacchereccia, piazza della Signoria.
ore 21.30 – Piazza della Signoria, il Gonfalone e il Sindaco si unisce al Corteo della Repubblica, per raggiungere la Chiesa dei santi Apostoli e Biagio per via Vacchereccia, via Por S. Maria, Borgo SS. Apostoli, piazza del Limbo.
ore 21.45 -  (Chiesa SS. Apostoli), il Corteo entra in Chiesa per la benedizione, poi con il PortaFuoco e il reliquiario con le Pietre del Santo Sepolcro, proseguirà  per Borgo SS: Apostoli, via Por Santa Maria, via Vacchereccia, Piazza della Signoria, via Calzaiuoli, piazza del Duomo.
ore 22.15 – Sagrato-Duomo, schieramento del Corteo ai lati del Portone Centrale dove si unirà la processione che dalla sacrestia arriva sul Sagrato.
ore 22.30 – inizio della veglia e accensione del fuoco.
ore 22.45 -  Corteo e il Gonfalone rientrano per via Calzaiuoli alla propria sede.

DOMENICA DI PASQUA 31 MARZO 2013: 
ore 8.15  -  Il “Carro di Fuoco”, accompagnato dal Corteo Storico della Repubblica Fiorentina, partirà dal deposito del Prato per raggiungere Piazza del Duomo con il seguente itinerario: via il Prato, Borgo Ognissanti, piazza Goldoni, via della Vigna Nuova, via Strozzi, *piazza della Repubblica, via Roma con arrivo in piazza San Giovanni – piazza San Giovanni.
ore 8.30 -  una rappresentanza di Bandierai degli Uffizi partirà dal Palagio di Parte Guelfa, via Pellicceria, passaggio in Piazza della Signoria dove il Sindaco e le autorità cittadine si uniranno al corteo, Piazza della Repubblica - esibizione dei BANDIERAI DEGLI UFFIZI, gli Sbandieratori ufficiali del Comune di Firenze e del Calcio Storico Fiorentino, ricongiungimento al Corteo proveniente da via il Prato.
ore 9.15 – piazza S. Giovanni, arrivo del Corteo con il “Carro di Fuoco”.
ore 9.30 – una rappresentanza partirà dal Palagio di Parte Guelfa, via Porta Rossa, Por Santa Maria, via Vacchereccia, Piazza della Signoria.
ore 9.40  -   piazza Signoria, il Corteo della Repubblica Fiorentina, con il Gonfalone il Sindaco, si muoverà per via Calzaiuoli, via degli Speziali, via Roma, Piazza S. Giovanni.
ore 9.55 – arrivo Piazza S. Giovanni.
ore 10.00 – sorteggio per l’abbinamento delle partite di Calcio Storico del Torneo di San Giovanni.
ore 11.00  -   SCOPPIO DEL CARRO

Al termine della cerimonia  il Corteo e il Gonfalone, usciranno lato Porta del Campanile per piazza del Duomo, via Calzaiuoli, piazza Signoria, via Vacchereccia, Por Santa Maria, Borgo SS: Apostoli, Porta Rossa, Palagio di Parte Guelfa. Il Brindellone sarà accompagnato a Porta al Prato dalla Polizia Municipale per il percorso inverso.

GIOVEDI 4 APRILE 2013
Dal 26 marzo al 30 aprile 2013 presso il Caffè Pasticceria Serafini, Via Gioberti 168r sono esposte 25 fotografie di Giuseppe Sabella sullo Scoppio del Carro.
VERNISSAGE il 4 aprile 2013 alle ore 18:00, sarà presente il fotografo e gli autori del Libro/Catalogo che potrete acquistare direttamente ad un prezzo scontato in occasione della mostra. L'evento è organizzato dall'Associazione Culturale P.R.I.M.A. www.primapromozione.it.


Ascolta la trasmissione Dettagli Fiorentini sullo Scoppio del Carro cliccando QUI
oppure approfondisci la storia della tradizione cliccando QUI
e la leggenda del Vigile del Fuoco cliccando QUI

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sabato 23 marzo 2013

Capodanno toscano, capodanno fiorentino

Le celebrazioni del Capodanno Toscano, oltre che in moltissime altre città, come Siena e Pisa, viene festeggiato a Firenze in due Piazze emblematiche della storia della città, Piazza SS.Annunziata e Piazza della Signoria.
Il Corteo Storico della Repubblica Fiorentina ed i Bandierai degli Uffizi percorreranno le strade della città sino a raggiungere Piazza SS Annunziata.

Il programma della giornata prevede:
ore 15.00 partenza del corteo dal Palagio di Parte Guelfa per andare rendere omaggio alla cappella della sacra effige dell’Annunziata.
ore 15.45 arrivo del Corteo alla SS.Annunziata omaggio alla Madonna;
ore 16.30 Rientro dei gruppi storici al Palagio di Parte Guelfa, sede del Calcio Storico Fiorentino.
Da tempo antichissimo la Chiesa cattolica festeggia l'annuncio a Maria Vergine, da parte dell'Arcangelo Gabriele, dell'Incarnazione del Verbo.
Dal settimo secolo questa ricorrenza viene fissata alla data del 25 marzo, esattamente nove mesi prima di Natale, giorno della nascita di Gesù. Legandolo a questo importante avvenimento, fino al 1750 Firenze iniziava l'anno civile e per questo la datazione del periodo compreso tra il primo gennaio e il 24 marzo veniva indicata come “ab incarnatione”.
Quindi il 25 marzo all'ombra del Cupolone e di tutte le terre soggette al dominio della città, si festeggiava il Capodanno, anche quando nel resto dell'Italia, sin dal 1582 era in vigore il calendario gregoriano, in base al quale l'anno iniziava, appunto, il primo gennaio.
La ricorrenza del 25 marzo per i fiorentini durò ben 168 anni, fin quando un decreto del granduca Leopoldo II di Lorena, impose l'uso del calendario gregoriano. Una targa sotto la Loggia dei Lanzi ricorda quel decreto di soppressione della festa.
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giovedì 21 marzo 2013

Palazzo Portinari aperto per il FAI

Un angolo di città a disposizione di tutti. Palazzo Portinari, il luogo di nascita di Beatrice, la musa di Dante, verrà svelato al pubblico il 23 Marzo in una visita guidata gratuita durante la XXI Giornata FAI di Primavera.

Un interno di Palazzo Portinari


SABATO 23 MARZO 2013 ore 10.00 – 16.30
Indirizzo: Via de Bonizzi, dietro via del Corso





Visite guidate a contributo libero ogni mezz’ora ed è necessaria l'iscrizione al FAI da sottoscrivere online o in loco. E' un’occasione unica per visitare uno dei palazzi privati più rappresentativi della città.

Sorto sulle case di Folco Portinari, padre dell’amata Beatrice dantesca, abitato dal futuro granduca Cosimo I de’ Medici, sede ministeriale durante Firenze Capitale, il palazzo ha ospitato nei secoli collezioni d’arte di inestimabile valore, arricchite dalla decorazione ad affresco delle pareti e delle volte. Gli affreschi, realizzati da Alessandro Allori alla fine del Cinquecento e da Tommaso Gherardini nell’ultimo scorcio del Settecento, descrivono con grande vivacità allegorie, storie mitologiche e favole i cui protagonisti sono eroi più o meno noti: da Ercole, Ulisse, Marco Curzio al… re Rodipane, sovrano della comunità di roditori della Batracomiomachia omerica! Al piano terra, la piccola cappella, decorata dai seducenti e preziosi affreschi di Alessandro Allori.

mercoledì 13 marzo 2013

Lorenzo Pignotti, fiorentino ritrovato

L'edizione delle Favole di Lorenzo Pignotti
Oggi propongo il sesto articolo di Pier Tommaso Messeri. Questa volta si occupa di un fiorentino del Valdarno. La capacità di Messeri è quella di ri-trovare personaggi che hanno dato molto a Firenze sotto vari aspetti, Lorenzo Pignotti è uno di questi.
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Il paese di Figline Valdarno dovrebbe essere ricordato - fra le tante - anche per aver dato i natali all’erudito Lorenzo Pignotti, personaggio ormai del tutto dimenticato ai nostri giorni.
Lorenzo Pignotti nacque il 9 agosto 1739 nel seno di una famiglia di commercianti nel borgo di Figline, paese dove visse i suoi primi anni per poi trasferirsi con la famiglia prima a Città di Castello e dopo nella non lontana Arezzo. In questa città, in seguito alla prematura morte del padre, seguendo una moda comune per chi non poteva permettersi una costosa istruzione privata, venne convinto da uno zio ad entrare nel Seminario Vescovile, dove avrebbe potuto ricevere una solida cultura. Lorenzo, dopo aver terminato gli anni scolastici in quella sede, intraprese la carriera ecclesiastica insegnando retorica. Animato da uno spasmodico amore per le scienze, lasciò lo stato religioso per recarsi a Pisa, dove, dopo essersi iscritto ai corsi di medicina in quella famosa Università, si addottorò in Fisica e Medicina nel 1764. Profondamente dotto nelle materie scientifiche, il Pignotti - versatile in egual modo nelle materie letterarie - si appassionò ben presto alla storia, alla letteratura ed alla poesia. Esercitò per un periodo di tempo la professione medica a Firenze per poi compiere dei viaggi culturali nel nord Italia. Convinto filantropo, pubblicò un interessante testo medico intitolato “Istruzioni mediche per la gente di campagna”. Dopo aver ricoperto - per l’interessamento di Pompeo Neri - la cattedra di professore di Fisica nell’Accademia della Nobiltà a Firenze, riuscì in una brillante carriera universitaria a Pisa, dove divenne Rettore nel 1809.
La fine del ‘700 fu teatro di momenti difficili per la situazione politica Toscana; le invasioni francesi sul territorio minavano alle basi l’indipendenza stessa del Granducato e il giovane Generale Napoleone iniziava ad incutere paura. Nel 1796, Ferdinando III di Lorena, da qualche anno succeduto a Pietro Leopoldo nel governo della Toscana e spaventato dalla possibile avanzata delle truppe francesi verso Firenze, inviò a Bologna – dove erano acquartierati i soldati d’oltralpe - una ambasceria di dotti, tra i quali lo stesso Pignotti (che tra l’altro era stato professore di Giuseppe Bonaparte a Pisa), affinché convincessero il giovane ma terribile comandante corso a non invadere Firenze. Napoleone, incontratosi nella città Felsina con la delegazione toscana, elogiò Lorenzo Pignotti, ascoltando con commozione il poeta figlinese decantare con mal celato spirito elogiativo la sessantaseiesima ottava del secondo canto della Gerusalemme Liberata.
Pignotti, appassionato di economia e politica, conoscitore di varie lingue, stimato e ricercato da colleghi e studenti, intimo della colta e raffinata cerchia di intellettuali vicini alla corte lorenese, venne nominato nel 1801 Istoriografo Regio. Per questo curò la Storia della Toscana sino al Principato, pubblicata postuma nel 1813. Si tratta di una rassegna storiografica che, sebbene sia stata scritta in maniera narrativa a scapito di un metodo scientifico, è corredata da numerosi e curiosi aneddoti, documenti e appendici inseriti nel testo. Lorenzo Pignotti nella sua vita accademica studiò e scrisse molto: le sue opere spaziano da poemetti celebrativi come lo Shakespeare o quello in lode di Pasquale Paoli, a quelli eroicomici come La treccia donata o Il bastone miracoloso, all’Ombra di Pope, sebbene la sua opera principale, o almeno più celebrata siano senza dubbio le Favole. Queste, ispirandosi in qualche modo alle celeberrime Favole di Esopo, con spirito canzonatorio ed a volte sarcastico - come nella migliore tradizione della mentalità toscana - con arguzia ed una certa eleganza ritraggono in maniera sarcastica e satirica gli uomini ed i vari personaggi del bel mondo e della politica settecentesca, con tutti i loro vizi, abitudini e virtù, rappresentandoli come piante ed animali. Quest’opera, pur essendo criticata da qualche antologia letteraria per una certa carenza di stile, rientra a pieno titolo nel filone di quella toscanità che farà scuola e sarà propria del Pananti (suo allievo e amico), del Guadagnoli e del Giusti.
Luigi Pignotti si spense a Pisa, carico di onori e riconoscimenti accademici, il 5 agosto 1812. E’ sepolto nel cimitero monumentale del Camposanto di Pisa.
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lunedì 11 marzo 2013

La "Ruota fiorentina"

Palazzo dei Giudici, ora sede Museo Galileo
Il 14 maggio del 1532, poco dopo la ripresa del potere da parte dei Medici con l'insediamento del Duca Alessandro a capo dello stato fiorentino, abolita la Repubblica, si cominciò a riformare anche la giustizia istituendo la Ruota Civile, denominata anche Ruota Fiorentina.
La Ruota civile nacque quindi in seno alla riforma del Consiglio di Giustizia. Fu un provvedimento che rese, almeno teoricamente, una miglioria all'iter giudiziario. Mirava a distinguere in maniera più netta le competenze dei diversi giusdicenti in città e nel dominio e a definire una volta per tutte la procedura per gli appelli. 
Il Tribunale che era stato in opera sino ad allora non venne completamente smantellato. Il nuovo organo manteneva la struttura collegiale precedente, dando la preminenza tra i membri del cosiddetto podestà di Ruota. Tra le novità vi era la redistribuzione delle competenze tra i sei giudici: quattro, uno per quartiere, si occupavano delle cause di prima istanza; gli altri due avevano giurisdizione in solido sulle cause di primo appello per le sentenze emesse dal tribunale di Mercanzia e, individualmente, sulle cause di prima istanza di due quartieri cittadini ciascuno. 
Nella giurisdizione di ciascun quartiere rientravano anche le porzioni di contado e distretto pertinenti sulla base della divisione amministrativa del territorio soggetto a Firenze.
La sede della nuova magistratura era il Palazzo del Podestà, dove si trovava in precedenza il Consiglio di giustizia, per la precisione fino al 1572, quando si trasferì nel palazzo che da allora prese il nome Palazzo dei Giudici.
Dopo questa ridefinizione generale la Ruota fu più volte riformata. Il 31 maggio 1542, ad esempio, era composta da solo due giudici, ognuno dei quali aveva giurisdizione su due quartieri.
Un giudice era incaricato del primo appello per la città e aveva competenza sulle cause trattate dai due giudici di prima istanza, dagli Ufficiali della Mercanzia, dall'Arte della Lana. I tre giudici restanti, infine, erano destinati collegialmente al secondo appello.
L'ultima modifica apportata al tribunale durante il principato mediceo risale al 1717.
La dinastia lorenese, una volta acquisito il Granducato di Toscana, cambiò profondamente l'ordinamento giudiziario.
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lunedì 4 marzo 2013

Le "meravigliose" Potenze Festeggianti

Un'opuscolo sulle Potenze
Il tardo rinascimento ci regala lo sviluppo di una delle "invenzioni" fiorentine più caratteristiche del modo di vivere gioioso dei cittadini di Firenze di allora. Erano chiamate Potenze festeggianti o Potenze di Firenze. Erano comunità di persone che raccoglievano nel volontariato di un piccolo quartiere coloro che si adoperavano per l'organizzazione delle Feste fiorentine rionali, esibizioni di artisti, pranzi e cene di comunità ed anche, e questa è la parte più curiosa, gare e scontri con caratteristiche a dir poco stravaganti.
Le prime Potenze risalgono al 1343 e si formarono come associazioni laiche, nelle quali nessuna ingerenza religiosa deviò lo spirito organizzativo.
Il più grande sviluppo di queste organizzazioni avvenne al tempo del primo granducato. Cosimo I de' Medici, dopo l'abolizione della Repubblica Fiorentina, finanziò queste piccole organizzazioni rionali alle quali era dato il compito di organizzare feste e divertimenti della città.
Il finanziamento di queste congreghe fu perpetuato anche dai successivi granduchi, Francesco I le sovvenzionò ampiamente in occasione della nascita di Filippo nel 1577, primo erede maschio. Le Potenze erano sostenute economicamente anche dalle classi borghesi e dai nobili ai quali piaceva molto assistere alle feste da loro organizzate.
Segni delle Potenze
Era la povera gente e il piccolo popolo che animava queste congregazioni che avevano una dimensione strettamente rionale, paragonabili alle contrade di una città medievale.
Avevano nomi curiosi, come "reame", "impero", avevano un "re" oppure un "imperatore". I capi, erano eletti dai componenti le Potenze e dirigevano tutte le attività che venivano organizzate per proprio conto.
Un po' come la riscoperta delle figurazioni medievali e rinascimentali degli ultimi vent'anni, tra le attività organizzate dalle Potenze c'erano gli sbandieramenti, le feste, i combattimenti con armi finte o le sassaiole, nelle quali, a volte ci scappava anche il morto. Le Sassaiole non erano infrequenti e spesso venivano organizzate al Prato, proprio dove spesso si giocava il Calcio.
Ingerenze religiose portarono alcune Potenze ad occuparsi anche di ricorrenze religiose, facevano beneficenza e organizzavano pellegrinaggi nei santuari come quello della Madonna del Sasso, dove la via per raggiungere il monastero era percorsa a piedi a cavallo o a dorso di mulo, con sacrificio e penitenza.

Una delle lapidi affisse dalle Potenze
Le Potenze affissero anche lapidi o fecero realizzare anche opere d'arte come ad esempio il Tabernacolo delle Fonticine, un'opera della bottega dei Della Robbia eseguita per il reame di Beliemme nell'attuale Via Nazionale. Tra le targhe una è ancora visibile nella facciata della Chiesa di Sant'Ambrogio e un'altra in Santa Lucia al Prato.
Nel 1629, Granduca Cosimo II, viste le crescenti risse e rivalità che si erano create tra le più forti Potenze, vennero sciolte e non più finanziate.
Anche nel contado fiorentino si erano formate varie compagnie di festaioli ad imitazione di quelle, già esistenti in città. Si erano organizzate a San Donnino, Artimino, Campi, Calenzano e così via. Anche queste “Potenze festeggianti” del contado e le conseguenti feste popolari che esse organizzavano seguirono la sorte delle Potenze cittadine e vennero abolite.
Esistono numerose testimonianze sulle feste e sulle vicissitudini di queste organizzazioni. Hanno uno stretto legame con le attuali Associazioni che organizzano feste e manifestazioni ai giorni nostri. Ma di una cosa resto particolarmente curioso; qual'era l'obiettivo delle sassaiole?
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lunedì 25 febbraio 2013

La "Base di San Lorenzo" con Giovanni Signorini

Dopo la scoperta di un bellissimo olio su tela di Giovanni Signorini, che riporto in seguito nel corpo del post, propongo nuovamente questo articolo scritto circa due anni fa sulle vicissitudini di un monumento conosciuto a tutti i fiorentini, ma poco amato, forse per la collocazione non particolarmente valorizzata.

L'attuale lapide sul monumento
UNA PARTE DI QUESTO MONUMENTO
DESTINATO DA COSIMO PRIMO
AD ONORARE LA MEMORIA DEL PADRE
GIOVANNI DALLE BANDE NERE
LUNGAMENTE NON CURATA QUI STETTE
E IL VOLGO LA CHIAMO' LA BASE DI SAN LORENZO
RESTAURATA NELL'ANNO MDCCCL
E POSTAVI LA STATUA DEL GRAN CAPITANO
EBBE ALFINE COMPIMENTO LA PREGEVOLE OPERA
SCOLPITA DAL BANDINELLI

Così è scolpito in un lato del monumento a Giovanni dalle Bande Nere in Piazza San Lorenzo a Firenze. Molto si intuisce da questa iscrizione sulla travagliata storia di questa opera, in primo luogo l’autore, Baccio Bandinelli, realizzò questa statua a partire dal 1540 su commissione di Cosimo I de' Medici nel periodo in cui al Padre, Giovanni dè Medici, furono riconosciute le doti di Grande Condottiero e Capitano di Ventura, doti uniche a riguardo della famiglia Medici, da sempre al servizio di Firenze.
Come secondo punto si percepisce che il monumento è stato completato in due periodi, un primo costruendone la base “lungamente non curata” (vizio fiorentino non ancora sconfitto) ed un secondo con l’apposizione della statua di Giovanni proprio sulla stessa base.
La base è anche una fontana, ancora oggi funzionante, ma poco visibile vista la quantità di gente e dei banchi del caratteristico mercato addossati alla statua.

La Base di San Lorenzo priva della statua - Olio su tela di
Giovanni Signorini 1830
Museo Tracce di Firenze, Palazzo Vecchio

La collocazione della statua e del suo ancora più famoso basamento “La Base di San Lorenzo”, non era quella attuale.La statua completa ad onore del padre di Cosimo I dè Medici doveva inizialmente essere posizionata dentro la Cappella Negroni, nella Basilica di San Lorenzo, chiesa da sempre simbolo della famiglia. Il Bandinelli ideò e realizzò Giovanni dalle Bande Nere seduto, difficilmente un guerriero ed un condottiero di così grande importanza veniva ritratto in una posizione diversa dal cavalcare la groppa di un cavallo oppure posizionato in piedi, in posa o in azioni di guerra, ma la posizione seduta si rese necessaria per lo spazio a cui era destinato il monumento.

Giovanni dalle Bande Nere seduto, posto sulla
Base di San Lorenzo

Cosimo I però, cambio la collocazione della statua ormai realizzata, la volle nella Sala delle Udienze di Palazzo Vecchio, ma senza il basamento, troppo grande, che venne invece collocato in Piazza San Lorenzo, dove tutt’ora si trova.
Nel 1812 vi venne aggiunta la fontanella con la maschera leonina, su disegno di Giuseppe del Rosso. Questa venne usata anche per abbeverare gli animali. La testa leonina fa riferimento al Marzocco, simbolo antico di Firenze. Ispirati dai rilievi del Bandinelli sui due lati della base, si presentano gli stemmi dei Medici.
La “Base di San Lorenzo”, come veniva chiamata dai fiorentini in quanto priva della sua statua, vide assolvere alla propria funzione solo nel 1850, quando Giovanni dé Medici venne ricollocato.
In occasione del ricollocamento fu composto un epigramma satirico, che ironizzava sugli spostamenti della statua:
“Messer Giovanni delle Bande Nere,
dal lungo cavalcar noiato e stanco,
scese di sella e si pose a sedere”


Liberato dall’assedio del commercio del mercato e dall’affluenza incontrollata dei visitatori della zona, questo monumento potrebbe acquistare un certo valore simbolico, per Firenze, per i Medici e per tutta la cultura storica della Firenze del rinascimento.


lunedì 18 febbraio 2013

Anna Maria Luisa de' Medici - Elettrice Palatina

Anna Maria Luisa de' Medici in un ritratto d'epoca
Anna Maria Luisa, figlia di Cosimo III de’ Medici e di Margherita-Luisa d’Orléans, nacque a Firenze l’11 Agosto del 1667, era la seconda di tre fratelli: Ferdinando (1663) e Gian Gastone (1671). 
L’infanzia di Anna Maria Luisa, fu segnata dai frequenti litigi fra il padre, un uomo tetro, silenzioso e profondamente religioso, e la madre, una donna vivace e scherzosa, che detestava il marito e la vita a Firenze, e che nel 1674 lasciò la Toscana per ritirarsi in un convento di Montmatre. Il granduca Cosimo III, il cui cattolicesimo era diventato sempre più rigido, impose una serie di restrizioni e di regole mirate a bandire l’immoralità e le eresie, oltre ad opprimere la città con le sue pesanti tasse e altri provvedimenti finanziari. Il primogenito Ferdinando era diventato un giovane attraente, brillante e intelligente; il Granduca decise di farlo sposare al più presto: la dinastia aveva bisogno di un erede. Sfortunatamente la moglie scelta per lui, la principessa Violante Beatrice di Baviera, era una giovane scialba ed emotiva. Lui praticamente la ignorava, e lei, in ogni caso, era sterile. Un giorno Ferdinando partì per Venezia, dove contrasse la sifilide da una dama di nobile famiglia. Poiché non ci si poteva aspettare un erede da Ferdinando, il Granduca Cosimo concentrò la sua attenzione sul secondogenito Gian Gastone. Quest’ultimo, di tendenze omosessuali ancora più forti di quelle del fratello, passava la maggior parte del tempo da solo, dedicandosi a studi di botanica o all’apprendimento di lingue straniere. Si sposò con la figlia del duca di Sassonia-Lauenberg e vedova del conte palatino Filippo di Neuburg, una donna di una bruttezza veramente eccezionale, litigiosa ed assolutamente priva di attrattiva. La moglie lo trascinò nel villaggio di Reichstadt, vicino Praga, ma il luogo e la donna disgustavano Gian Gastone. Il loro rapporto si fece rigido e distante ed i due non ebbero mai figli.

Cosimo III aveva fatto abbandonare il cappello cardinalizio al fratello minore Francesco Maria, maritato ad una giovanissima principessa (Eleonora Gonzaga) nella vana speranza di avere un erede legittimo, ma anche in questo caso non si ebbe un erede. Quindi, entrambi i fratelli di Anna Maria Luisa dimostrarono scarsa attitudine alle responsabilità di governo e poca responsabilità nei confronti della casata Medicea.
Anna Maria era una ragazza alta, bruna, con una voce mascolina e una risata sonora; Guglielmo, l’Elettore Palatino, la sposò a Innsbruck, e subito dopo le trasmise una malattia venerea: tale malattia fu ritenuta responsabile degli aborti che angustiarono la sua giovinezza. Visse ad Innsbruck fino alla morte del marito avvenuta nel 1716, poi tornò a Firenze. Nel 1723 morì Cosimo III e nel 1737 Gian Gastone. Ferdinando era morto già diversi anni prima del padre, quindi Anna Maria Luisa era rimasta l’ultima dei Medici, e ne era sempre ben consapevole. Alla sua morte la Toscana sarebbe passata sotto il dominio dei Lorena, nella persona del duca Francesco, marito di Maria Teresa d’Austria.
Alla morte del fratello Gian Gastone nel 1737 il rappresentante lorenese Principe di Craon offrì ad Anna Maria Luisa la reggenza del Granducato in nome di Francesco Stefano di Lorena, nuovo sovrano, ma la principessa declinò l'offerta, pur rimanendo a vivere in Palazzo Pitti e dedicandosi alla sua passione per l'arte e l'antiquariato. Fu proprio questa passione a farle compiere il gesto per cui è rimasta famosa e che fu la vera fortuna di Firenze: nel 1737 Anna Maria Luisa stipulò con la nuova dinastia regnante il cosiddetto "Patto di Famiglia" che stabiliva che i Lorena non potessero trasportare

"o levare fuori della Capitale e dello Stato del GranDucato ... Gallerie, Quadri, Statue, Biblioteche, Gioje ed altre cose preziose... della successione del Serenissimo GranDuca, affinché esse rimanessero per ornamento dello Stato, per utilità del Pubblico e per attirare la curiosità dei Forestieri".

L'Elettrice Palatina "firma" il Patto di Famiglia
Con questo patto Anna Maria Luisa permise che Firenze non perdesse nessuna opera d'arte e che non subisse la sorte di Urbino, che all'estinzione della casata dei Della Rovere era stata letteralmente svuotata dei suoi tesori artistici. Gesto ancora più lungimirante fu il porre particolare attenzione alla frase “per attirare la curiosità dei Forestieri”.
Da questo si vede la grande levatura culturale di Anna Maria, il grande spirito di conservazione ma anche il lungimirante prevedere che la bellezza delle opere poteva essere goduta anche da altri, prevedendo un turismo che allora era solo un'idea.
L'Amministrazione comunale ha inserito questa ricorrenza come festa ufficiale del Comune di Firenze insieme a altre feste e ricorrenze tradizionali che si svolgono in città. La ricorrenza della morte di Anna Maria Luisa (o Ludovica) de' Medici - Firenze, 18 febbraio 1743 viene ogni anno commemorata. L'iniziativa voluta da un gruppo di storici e di studiosi, alle Tradizioni Popolari Fiorentine del Comune di Firenze ormai da vari anni.
Allo stesso modo da qualche anno, proprio in Palazzo Vecchio viene riproposta una rappresentazione teatralizzata dell'Ultima dei Medici. Nella foto a margine (Giuseppe Sabella), un'attrice ricorda in modo esemplare il gesto della firma del Patto di Famiglia nelle vesti della triste e lungimirante principessa.

domenica 17 febbraio 2013

"Rivuar" o Rivoire?

L'attuale Rivoire
- "Vieni con me che si va a prendere un caffè da Rivuar"
- "Da Rivuar o da Rivoire"
- "Si davvero, il cognome l'era italiano, mica francese"
- "Eran piemontesi"
- "Perchè un tu lo scrivi su Firenze Curiosità?!"
- "Tu lo sai che prima al posto di questo palazzo c'era la Loggia dei Pisani e anche l'Arte del Cambio?"
-"Ma da quando?"
-"Mah, il palazzo mi pare sia dell'800, con Firenze Capitale"
- ......

Questa è stata la conversazione di questa mattina con il mio amico Michele. Rivoire è un caffè che tutti conoscono a Firenze. Un locale che per la propria posizione strategica nel centro cittadino è da tutti conosciuto e apprezzato.
Enrico Rivoire era un cioccolataio della famiglia reale dei Savoia. Arrivò a Firenze quando insieme a tanti altri torinesi, la città divenne capitale d’Italia e nel 1872 aprì una cioccolateria proprio in Piazza della Signoria. Offriva alla numerosissima clientela fiorentina un ottimo cioccolato prodotto interamente nella maniera artigianale con una antica e segreta ricetta. La fama del locale si diffuse ed in breve tempo artisti, politici, nobili e personaggi famosi iniziarono a frequentare il locale per il gusto di assaporare raffinate delicatezze di pasticceria a Firenze. Tutto il mondo conosce questo storico locale che, rispetto ad allora, ha ampliato la propria offerta, in particolare per la numerosa clientela tutistica.
Dopo circa 100 anni di gestione della famiglia Rivoire,  nel 1977 l'attività è stata rilevata dai fratelli Bardelli che ne hanno mantenuto le caratteristiche originarie e la eccellente produzione artigianale che da sempre contraddistingue i prodotti Rivoire. 
Ma chi ha conosciuto davvero la famiglia Rivoire ci dice che questo cognome spesso non veniva pronunciato alla francese (Rivuar) ma come un cognome italiano, cioè il torinese Rivoire. Il tempo però, forse perchè pronunciando il cognome alla francese faceva più chic ed il locale guadagnava di fama e di prestigio, ha optato per il francesismo.
In questo ambiente ricco di storia, che offre la vista di Palazzo Vecchio, la Loggia dei Lanzi, la Fontana del Nettuno, arredato e decorato secondo lo stile dei primi del '900, si respira un'aria di nuovo. Il Palazzo del Leone, così chiamato perchè di proprietà delle Assicurazioni Generali venete, è stato l'ultimo palazzo costruito in Piazza della Signoria. L'edificio, in forme tipiche del primo Rinascimento fiorentino, riecheggia nelle forme dei palazzi delle grandi famiglie fiorentine, in particolare i palazzi Medici Riccardi, Strozzi e Gondi, ma a differenza di quelli originali, vennero realizzati una serie continua di archi nei quali sono ospitati grandi fondi commerciali, cosa che nel Rinascimento neppure si sarebbero sognati di fare. E' un edificio di quattro piani, quindi diverso dai tradizionali palazzi delle grandi famiglie che si attestavano sempre a tre livelli.
Prima di questo palazzo, vi erano edifici molto più caratteristici dal punto di vista architettonico. Erano molto simili a quelli che possiamo ancora vedere accanto alla Loggia de' Lanzi e che costeggiano l'ultima parte della piazza verso via Vacchereccia.
Gli edifici che erano qui, al posto del Palazzo del Leone, avevano una grande storia. Le loro mura avevano visto gli eventi più importanti della leggendaria storia di Firenze. Tutti i fabbricati di diverse dimensioni si affacciavano sulla piazza proprio frontalmente a Palazzo Vecchio e avevano ospitato botteghe artigiane, uffici pubblici e anche la sede dell'Arte del Cambio. In basso, lungo tutto il lato della piazza, la famosissima Loggia de' Pisani.

La Loggia de' Pisani con a sinistra la Chiesa di Santa Cecilia e a destra l'ingresso dell'Arte del Cambio

Prima della costruzione del nuovo edificio, oltre la Loggia, si trovava anche la Chiesa di Santa Cecilia. La chiesa era una delle antiche priorie medievali di Firenze, una delle quattro del sestriere di San Pier Scheraggio. Ebbe il titolo di collegiata con tanto di canonici fino al 1250 e nel suo chiostro ebbero residenza i consoli dell'Arte del Cambio, che ogni anno celebravano la festa della santa.
Nel 1367 la Chiesa fu ribassata per allargare piazza della Signoria e successivamente venne ricostruita in maniera capovolta, con l'ingresso sulla piccola piazza de' Malespini.
Nel 1637 fu di nuovo capovolta mettendo l'ingresso sotto la Loggia dei Pisani, per cercare di dare un tono più decoroso a un luogo definito di "molte indecenze". La sua memoria è oggi legata esclusivamente al nome della piazzetta tra piazza della Signoria e via Vacchereccia.


 

sabato 9 febbraio 2013

La Carmina Burana al Mandela Forum di Firenze


Bellissimo e soprattutto originale rappresentazione della Carmina Burana al Mandela Forum di Firenze. C'erano proprio tutti, Zubin Mehta e l'Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, il Coro del Maggio e le voci bianche della Scuola di Musica di Fiesole, la direzione e l'allestimento della Fura dels Baus. 
Lo spettacolo si è svolto tutto quanto senza amplificazione. Ne ha perso forse un po' l'acustica, ma il coraggio del progetto ha avuto grande successo. 
Come poi non parlare della scenografia. Una idea originale di proiezione su di un telo bianco montato su un grande cerchio, ha schermato l'orchestra. Sul telo ogni sorta di proiezioni che hanno reso, insieme agli attori protagonisti ed ai solisti, uno spettacolo davvero bello e piacevole.
Personalmente sono anche molto contento che il Mandela Forum, unico palazzetto dello "Sport" dell'intera nazione italiana che non è intitolato ad uno sponsor, ma dedicato, come nel caso fiorentino, ad un grande della politica internazionale, Nelson Mandela, grande lottatore per i diritti umani del suo popolo, ospiti questi grandi eventi di grande musica e di grande cultura. A Firenze vediamo finalmente strutture che sono davvero utilizzate per gli scopi nobili della vita sociale, cultura e sport.
Una bella serata davvero.

lunedì 4 febbraio 2013

Salvador Dalì in mostra a Firenze

La locandina della mostra
Anche Firenze ha una mostra d'arte contemporanea.
"The Dalì Universe Florence" è un'esposizione delle opere di Salvador Dalì, assente da Firenze da diversi lustri. 
Oltre 100 opere dell'artista sono state concentrate ed esposte a Palazzo Medici Riccardi in una mostra inaugurata il 30 gennaio 2013. La mostra rimarrà aperta fino al 25 maggio 2013 al prezzo del biglietto di 10 euro intero, 8 euro ridotto, orario 9-19.
Si tratta di una speciale collezione di oltre 100 opere del Maestro del Surrealismo, “The Dalí Universe a Firenze” il titolo che i curatori, Fondazione Ambrosiana per l’Arte e la Cultura e Beniamino Levi, hanno voluto dare a questa particolare collezione. E' un’occasione unica che permette al pubblico di avvicinarsi agli aspetti meno noti del lavoro di Salvador Dalí, scoprendo un’ampia selezione di sculture in bronzo, oggetti in vetro, mobili e collages ancora poco conosciuta.

Una delle opere esposte (Credits: Enrico Bicci)

Dai famosi orologi molli alla figura femminile esplorata nella sua forza e sensualità, la mostra “The Dalí Universe”, intende rivelare la fonte di ispirazione del genio di Dalí, per promuovere la comprensione della sua vita e della sua infinita immaginazione artistica.
Nella varietà delle opere in mostra, l’esposizione svela anche un Dalí illustratore, attraverso un’importante collezione di incisioni, litografie e interpretazioni surrealiste di grandi opere letterarie.

Con piacere, indipendentemente dal "dove" e dal "chi", ritorna a Firenze una mostra mono-autore di un grande artista contemporaneo. L'ultima volta sono dovuto andare a Pisa, al Palazzo Blu, per riuscire a vedere grandi artisti, che anche e soprattutto a Firenze, avrebbero una platea molto più ricca e adeguata, rispetto ai tentativi, seppur apprezzabili, di attrarre turismo delle altre città italiane.
Incoraggio questo tipo di cultura perchè è quella che amerei vedere nella mia città, come un polo d'attrazione di ogni periodo artistico-culturale degli ultimi 2000 anni.

lunedì 28 gennaio 2013

Una "Nuova Casa" per Michelangelo


Il Tondo Doni di Michelangelo
La Galleria degli Uffizi, si sa, non possiede opere certe di Michelangelo Buonarroti. Solo una è certa, il Tondo Doni.
Nel progetto dei Grandi Uffizi che lentamente sta prendendo forma, c'è una buona notizia, una sala nuova dedicata al grande Genio fiorentino.
La nuova Sala Michelangelo, la numero 35, contiene oltre che ad altre opere d'arte di vari artisti collegbili a Michelangelo, la monumentale statua di Arianna, nota ai più col nome di Cleopatra.
Il celebre Tondo Doni di Michelangelo, che nel corso dei secoli ha subito numerosi spostamenti, era accolta dal 1952 nella Sala 25 al secondo piano del Museo. Ora è il pezzo centrale della nuova sala Buonarroti.
Nel nuovo spazio, le cui pareti sono di colore vermiglio come quelle delle sale dedicate ai pittori fiorentini del '500, il Tondo si trova in compagnia di tavole di pittori fiorentini del '500 (frà Bartolomeo, Mariotto Albertinelli, Andrea Del Sarto, il Franciabigio), dipinti dell'amico spagnolo di Michelangelo Alonso de Berruguete, e, al centro della stanza, il monumentale marmo ellenistico dell'Arianna (nota ai più però come Cleopatra). Il «cambio di casa» del Tondo Doni, unica pittura certa del Buonarroti, è solo l'ultimo di una lunga sequela di traslochi dei quali, nel corso dei secoli l'opera, completata nel 1508 per il mercante fiorentino Agnolo Doni, è stata protagonista. Il dipinto restò nella collezione della famiglia del mercante fiorentino fino al 1594 quando entrò a far parte di quella medicea: Ferdinando I la apprezzò a tal punto da volerla appesa nella sua camera in Palazzo Pitti.

La nuova sala 35 degli Uffizi
Il percorso dell'opera d'arte fu travagliato. Il Tondo Doni fu spostato agli Uffizi, dove, per la maggior parte del tempo, fu esposto nella Tribuna del Buontalenti fino al 1907. Dopo altri spostamenti interni, l'opera lasciò gli Uffizi il 19 giugno 1940, per essere protetta dalle bombe della Seconda guerra mondiale nel rifugio bellico della villa medicea di Poggio a Caiano; appena pochi mesi, però, fino al 23 ottobre, quando fu nuovamente trasferita al Castello di Poppi. Il rientro in Galleria avvenne il 10 giugno 1945, e la collocazione nella Sala 25, penultimo spostamento, fu sette anni dopo, nel '52; fino ad oggi, quando al Tondo, dopo tante peripezie, è stata concessa la sua prima casa personalizzatà all'interno degli Uffizi.
Noi siamo pazienti e aspettiamo con asia tutta la nuova sistemazione della Galleria degli Uffizi. Ci aspettiamo molto da tutto questo e crediamo che un grande museo fiorentino così internazionale come gli Uffizi, debba valorizzare al massimo i propri capolavori. Noi ci aspettiamo il massimo dai dirigenti e sovrintendenti, perchè la "fame" dell'arte da parte di tutto il mondo non cesserà mai di esistere.


giovedì 24 gennaio 2013

Silvano "Nano" Campeggi, un fiorentino internazionale

"Il mio lavoro ha camminato così, un cartellone dietro l'altro - ha detto Campeggi nel Salone dei 200 in Palazzo Vecchio a Firenze durante la cerimonia della consegna del Marzocco - alla fine sono stati oltre 3000 in nemmeno trent'anni, mica pochi".

Silvano "Nano" Campeggi è un fiorentino di grande caratura internazionale. Pittore disegnatore e artista affermato, compie proprio quest'anno 90 anni. 
Nato a Firenze nel 1923, ha frequentato la Scuola d’Arte ed è stato allievo di Ottone Rosai e Ardengo Soffici. Inizia la sua carriera illustrando libri e giornali per diverse aziende grafiche. Trasferitosi a Roma nel dopoguerra entra nello studio del pittore Tamburi, conosce il cartellonista Martinati e viene attratto dalla cartellonistica cinematografica.
Ben presto viene chiamato dalle case cinematografiche americane per la sua bravura nel ritratto e nell’inventiva. Dal 1945 al 1972 lavora per le maggiori case cinematografiche americane: Metro Goldwin Mayer, Universal, Paramount, RKO, Dear Film, realizzando più di 3000 manifesti: Via col vento, Un americano a Parigi, Cantando sotto la pioggia, West Side Story.

La Marilyn di "Nano" Campeggi

Tornato a Firenze negli anni ’70, realizza per l’Arma dei Carabinieri cinque grandi quadri di battaglie del Risorgimento italiano ed il ritratto di Salvo D’Acquisto, eroe della Resistenza. Questo ritratto fu realizzato come francobollo commemorativo dalle Poste Italiane nel 1975. Ritorna a dipingere dedicandosi soprattutto ai ritratti e realizzandone cento per l’Arma dei Carabinieri.
Nel 1988 il Comune di Firenze gli dedica una mostra a Palazzo Medici Riccardi: “Il cinema nei manifesti di Silvano Campeggi”. Nel 1995 Promo Immagine Cinema organizza una sua personale al Palazzo delle Esposizioni a Roma, con pitture originali dei manifesti cinematografici più importanti, ed una serie di ritratti di attori e registi da lui conosciuti. Nel 1997 realizza 35 dipinti ispirati al calcio storico fiorentino, allestiti poi in una mostra al Palagio di Parte Guelfa (Firenze) e a Lione (Francia). Nel 1998 nel Castello di Poppi, Enrico Crispolti cura la sua mostra “Sogni attaccati ai muri”, arricchita da schizzi, manifesti e ritratti di personaggi conosciuti da Campeggi nella sua lunga carriera.
Nel 1999 il Comune di Firenze lo nomina Magnifico Messere del calcio in costume.
Nel 2000 il quartiere fiorentino di San Frediano lo ospita con una rassegna culturale e sociale “Nano torna in San Frediano. Omaggio al M° Silvano Campeggi”: i negozianti del quartiere hanno esposto un’opera del Maestro per incentivare il recupero e la valorizzazione del quartiere. Nello stesso anno, riceve il Fiorino d’Oro, riconoscimento che la città di Firenze conferisce a coloro che hanno contribuito a farla grande.
Nel 2001 il Comune di Bagno a Ripoli, località dove l’artista risiede, allestisce in mostra una selezione di 50 opere dedicate al cinema americano e pubblica il volume C’era una volta il cinema. A Modena si tiene la mostra di manifesti “Il Mito”. A Siena realizza il drappellone per il palio dell’Assunta, e contemporaneamente una sua mostra è allestita nel Museo di Santa Maria della Scala: “Pittura in diretta: È Palio”.
Nel 2002 realizza un murale nel cinema di Lastra a Signa (Firenze), il ritratto del giornalista Luigi M. Personè ed inaugura a Bologna la mostra “Il cinema ritrovato: Omaggio a Charlie Chaplin”.
Silvano Campeggi vive e dipinge a Bagno a Ripoli, sulle colline di Firenze.

L'Autoritratto agli Uffizi
Un compleanno speciale, quindi, quello nel Salone dei Duecento di Palazzo Vecchio. Il salone era gremito di curiosi, appassionati e soprattutto amici di fiorentino Silvano 'Nano' Campeggi. Ad elogiare l'opera del disegnatore, nel corso della cerimonia, c'erano il direttore della Galleria degli Uffizi Antonio Natali che ha presentato l'autoritratto (curiosamente di spalle) che andrà a incrementare la serie della Galleria degli Uffizi, magari insieme a quello di Vasari oppure Chagall nel Corridoio Vasariano di cui ho parlato in questo approfondito POST e la sovrintendente al polo museale D.ssa Cristina Acidiniche che ha elogiato il percorso artistico di Campeggi come una delle più grandi del '900, ricordando che ben prima di Andy Warhol il nostro amato fiorentino ha reso un'icona la grande Marilyn Monroe.
Come non ringraziare pubblicamente questo grande personaggio. Scoprire le sue battaglie dipinte con tratti decisi e sicuri, e tutte le altre illustrazioni che vanno oltre alla cartellonistica cinematografica e che rendono con estrema semplicità e colore una visione reale del soggetto.
 

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